Il blogging ha i giorni contati
Micro-blogging, web 2.0, per alcuni addirittura pro-blogging/nanopublishing. A me sembra essere un importante giro di boa della comunicazione via internet, il collasso del mezzo che in questi ultimi 5 anni si è imposto fra i tradizionali modidi comunicare in rete: scrivere un blog. Passare dal diario, dal quaderno, dallo zibaldone, dalla moleskine ad una trasposizione nel mondo del’anonimato . Il famoso anonimato che protegge segreti sogni, aspettative e che, in alcuni paesi del mondo permette l’espressione di un’idea politica che altrimenti non avrebbe modo d’esistere.
La morte dell’anonimato, ecco, la morte del blog e dei suoi presunti contenuti; una morte celebrale, il diagramma piatto di internet che torna a mostrare il suo prepotente rovescio commerciale, un coma che si traduce in cazzeggio, frustrazione per distanze (geografiche, di comunicazione e talvolta relazional-intellettuali) incolmabili e talvolta persino l’assurda convinzione di poter far soldi con quel che si pubblica. E devo ammettere che rimettendo piede in facoltà quest’anno ho assaporato una netta senzazione di terrore mentre sentivo parlare insistentemente in ogni angolo di Facebook: una specie di lobotomizzazione in cui il mondo reale, prima collegato ma nettamente distinto dal virtuale, si sta prepotentemente riprendendo il suo dovuto spazio.
Ieri il megafestone di Facebook, per l’appunto, a Roma, dove gente di tutte le età era felicissima di ritrovarsi a cena con la persona che gli toglieva la sedia da sotto il culo alle medie piuttosto che con quella stronza che gli metteva la gomma masticata dentro l’astuccio e alla quale ora può orgogliosamente palpare il culo davanti alle telecaere del Tg1. Nel frattempo, dopo la crisi dei blog, ci fanno sapere anche che l’attuale crisi economica si trascinerà dietro i 2/3 delle società economicamente più instabili che stanno dietro a celebri servizi web 2.0. Ma Facebook no. Quando si dice la sicurezza di cui abbiamo bisogno nella vita.
Ecco, forse a volte, o forse ora che i blog si stanno svuotando di contenuti e stanno chiudendo in massa dopo anni di “onorata attività”, abbiamo l’occasione dire che spesso sarebbe meglio non sovvertire l’ordine degli eventi con surreali pastiches. Talvolta sarebbe il caso che il passato rimanesse tale. Forse.

Facebook è una cagata.
Inizialmente lo pensavo anche io…Intanto però ha più di un milione di iscritti e mi son dovuto ricredere!
Mi associo a Larvotto e aggiungo anche MySpaces. Ecco!
MySpace è peggio…
Oh ecco.. aspettavo che qualcuno desse corpo alle mie paure. Io sono caduto in pieno nella trappola di facebook e myspace, e non so sinceramente quale dei due sia peggio.. cmq, sempre di lobotomizzazione si tratta. L’unico aspetto che non riesco a vedere in maniera totalmente negativa è la morte dell’anonimato
beh c’è chi trova nell’anonimato l’unica possibilità di espressione…I social network invece danno ben poca possibilità di scelta in tal senso…
Io sono uno dei pochi personaggi pubblici (a dire il vero sono anche un personaggio pubblico piccolo così) che non ha mai visto di buon occhio Facebook e MySpace. Mi davano entrambi l’idea di una rottura della mia privacy: a me non fa piacere che tutti quelli che conosco vengano a sapere chi è che mi conosce, non so se rendo. Sapete quanti intrecci di romanzi non sarebbero stati possibili se questa roba fosse stata inventata 50 anni fa?
Non so nulla della morte dei blog. So che dopo 4-5 anni che tieni un blog è normale vivere una fase di raffreddamento o di distacco, e mi pare tutto sommato anche una cosa sana dal punto di vista psichico.
Ma Andrew di queste cose è sempre + informato di me.
Ma no, magari dico stronzate, semplicemente osservo e faccio delle ipotesi. O semplicemente è fisiologico che fra social network e nanopublishing stia meno qui…