Pugnalata mortale
La foto in testa è solo una delle tante rappresentative di questo autunno caldo. Come si possa ignorare una cosa simile, come ci si possa tappare le orecchie, voltarsi altrove e dire che quanto sta accadendo in tutte le facoltà di tutte le università pubbliche italiane sia l’opera di pochi facinorosi attraverso delle mistificazioni telegiornalistiche da regime è veramente raccapricciante.
Tralasciando pure il non trascurabile fatto che non si capisca come si faccia a chiamare riforma un grande, gigantesco taglio finanziario e di risorse umane che non è altro che un’evidente pugnalata mortale dritta al cuore dell’università pubblica e della ricerca che ci costringe fra l’altro a difendere uno status quo già di per se orripilante, nonostante quanto detto dal nostro caro (caro ce costa) presidente mentre in conferenza stampa Mary Star aveva sempre più una faccia da “Siamo sicuri? Macchimelaffattofà?“, le manifestazioni, talvolta addirittura spontanee, di questi giorni che vedono su un fronte unico studenti, ricercatori e docenti son tutto tranne che politicizzate anche perché ciò che è evidente a chiunque abbia perso mezz’oretta a spulciarsi quel che questo decreto diceva non ha tardato a capire che ci si sta levando molto graziosamente la sedia da sotto il culo senza distinzione di colore.
Vediamo brevemente sintetizzato dalla lavagna in foto in che elegante e raffinato modo:

La cosidetta “riforma” prevede un graduale consistente taglio dei finanziamenti pubblici. Nel dettaglio:
63,5 milioni di euro per il 2009
190 milioni di euro per il 2010
316 milioni di euro per il 2011
417 milioni di euro per il 2012
455 milioni di euro per il 2013
In 5 anni una vertiginosa scivolata grosso modo di 1500 milioni di € in un sistema che già non gode di ottima salute. I risultati non ve li devo manco raccontare. Morte della ricerca, niente collaborazioni a contratto, niente conferenze, niente laboratori, niente attività più o meno strutturate a seconda del tipo di studi…per facoltà come la mia fra l’altro è un disastro su tutti i fronti. Molte facoltà stanno già razionando i soldi dell’anno in corso per risparmiare ossigeno per gli anni futuri. Ciò significa che gli effetti di questo giochetto inizieranno a sentirsi già dal prossimo febbraio. Pare che i pochi fondi stanziati andranno indirizzati ai cosiddetti “punti di eccellenza”, poli universitari individuati come più produttivi e dunque più meritevoli. In questo modo si creerà un’evidente disparità fra università di serie A e di serie B.
Facendo un confronto con i finanziamenti pubblici per studente di alcuni altri paesi forniti dall’OCSE noterete inoltre che l’Italia è già fanalino di coda…
USA: 8400$, Inghilterra: 9400$, Germania: 10200$
Francia: 9300$, Media OCSE: 8400$, Italia: 5400$
Se poi siete molto curiosi e maliziosi e vi state chiedendo cosa potrebbero fare con questi soldi andate a vedere nella stessa 133 all’articolo 14 le cifre stanziate dal 2009 al 2015 per l’expò di Milano. Bene, sommatele. Indovinate che cifra vi risulterà?
La riduzione del Turn-Over è forse la cosa più semplice ed evidente fra le manovre previste dal decreto. Nel 2009 verrà assunto un solo nuovo professore ogni 10 pensionati. Nel 2010 e 2011 uno ogni 5.
Anche qui vi faccio notare che secondo l’OCSE l’Italia, con 20 studenti per docente, è già l’ultima ruota in questo rapporto che vede USA: 15 Germania: 12 Francia: 17 Inghilterra: 16.
Ma la parte più “simpatica” di questo decreto è possibilità di trasformazione delle Università in “Fondazioni Private” con la possibilità di ricevere oltre ai finanziamenti pubblici (che però come abbiam già detto di fatto non esistono), anche da aziende private. Già la cosa a me fa inorridire di per sè. La ricerca e la trasmissione della conoscenza devono essere LIBERE da condizionamenti esterni…e mi sembra abbastanza ovvio che le facoltà, i ricercatori, i docenti sarebbero fortemente influenzati nel loro lavori se pagati da privati che curano esclusivamente il loro interesse. Sarebbe interessante vedere una facoltà di medicina finanziata dall’industria farmaceutica o una di architetttra dai gandi costruttori. Peccato che questo mondo di aziende pronte a finanziare università e soprattutto ricerca NON esista. Non esiste azienda che non faccia un investimento in vista di un ritorno utile ed i breve tempo e questo non è certo il caso dell’università in cui i finanziamenti sarebbero spesso “a perdere” o cn de ritorni dai tempi davvero lunghi.
Inoltre con la privatizzazione, chi vieterebbe agli Atenei ogi pubblici, che in quanto tale devono attenersi a dei tetti massimi ed a ripartire le rette in base ai redditi, di chiedere delle rette stratosferiche che ben pochi si potrebbero permettere? Insomma che fine faranno l’articolo 9 e l’articolo 34 della Costituzione?
Vengono inoltre abolite le SSIS, le scuole di specializzazioni che gli insegnanti frequentano per fare tirocinio e prepararsi all’insegnamento, senza un apparente motivo se non quello di far cassa.
Tutto questo, mentre i Rettori assicurano che non chiederanno l’intervento della polizia ed esprimono la loro vicinanza a chi FA l’università pubblica, era giusto un piccolo sunto per dare ancora una volta un chiaro segnale a chi dice che siamo ignoranti, bamboccioni (vedi la nuova odierna uscita di Brunetta) e disinformati.
