Elettra

Quello che mi ha sempre fatto morire di Carmen è la sua continua abitudine di rispondere ad interviste e domande sulla sua visione del mondo con le stesse parole delle sue canzoni. Quel suo dire complicato e sofisticato viene tradotto un po’ anche nelle presentazioni dei suoi album, soprattutto gli ultimi due. Dopo tre anni da Eva contro Eva è davvero difficile recensire Elettra senza essere di parte. E non intendo per un generico fan(atico?) della Consoli, per il quale c’è ancora grande scalpore per l’essnnesimo geranio piantato nella fender abbandonata ormai in giardino e dissotterrata solo per celebrare i 10 anni di Mediamente Isterica. Penso a chi Eva contro Eva lo ha amato sin da subito ed a chi ha imparato a capirlo gradualmente, ad assumerlo come un forte farmaco a rilascio graduale.
Su questo nuovo album uscito un paio di giorni fa ho letto e sentito delle cose cattivissime. Una di queste che mi sento di smentire è che sia un “Eva contro Eva 2“. Non è vero. Elettra raccoglie sicuramente delle suggestioni tipicamente consoliane, una sorta di originale piccolo amarcord ma di tutta la storia dell’artista. È un album che come i primi torna a parlare d’amore sì, l’amore materno, filiale, carnale, promiscuo, fedele e spirituale. Ma lo fa senza deludere le aspettative perchè lo rende in maniera cruda e diretta, talvolta anche irruenta e shockante, fuori da quella facile retorica acerba postadolescenziale.
È un disco che mi ha preso nella quasi totalità sin dal primo ascolto, ma questo, come spesso succede quando si ascolta della nuova musica, dipende quasi certamente dalle mie attitudini e sensazioni di questo periodo. In generale non è un album da “primo pelo” da ascoltare fra l’altro per la prima volta on the go. Un disco incazzato senza rock.
Se volessi convincervi a comprarlo o quantomeno ad ascoltarlo sorvolerei certamente sul deboluccio duetto con Battiato con “Marie di amiamo”, secondo me la punta più debole dell’album. Credo invece mi basterebbe far notare che oggi, in questa Italia, Elettra è davvero un album pericolosissimo perchè, fra le tante altre cose, è di un’attualità sconvolgente fatta di gente che mormora, di malinconie, di apparenze, di relazioni malate, un’attualità in cui gli affetti non vengono coltivati ma ormai rimpianti in cui la dualità pubblico/privato subisce degli scambi vertiginosi. Una realtà dalla quale, fra abusi e tradimenti, la tanto decantata e candida “famiglia tradizionale” non esce esattamente nel migliore dei modi. Un’attualità che proprio come Elettra, ti riporta alla realtà e ti fa sentire una bottana della vita e della tua comunità fra pettegolezzi, relazioni irrisolte, scandali, violenze più o meno celate, fisiche e psicologiche, per poi sperare, anzi aspirare e combattere per poter vivere alla luce del sole. Un’attualità che in questo Paese durerà, ahinoi, davvero tanto a lungo.
